Le chiese
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CHIESA PARROCCHIALE DEDICATA A SAN PIETRO APOSTOLO ED ERETTA A BASILICA MINORE CON TITOLO DI MADONNA DELLA SALUTE
La Chiesa Parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo ed eratta a Basilica minore con titolo di "Madonna della Salute" di Goito, di stile barocco, fu opera dell'artista Borsotti arch. Giovanni Maria (1729).
Chiesa solenne, con arredo d'arte importante, con un'unica navata e quattro cappelle a volta (dedicate a "S. Antonio Abate", al "Sacro Cuore", alla "Madonna della Salute", a "Gesù Crocefìsso").
La facciata si presenta di elegante fattura con colonne e lesene che formano otto riquadri (nei due superiori vi si trovano due nicchie con le statue dei "SS. Pietro e Paolo").
Sopra il portale principale dedicato alla Vergine, opera di notevole pregio artistico dello scultore
Giuseppe Menozzi con scolpite immagini di illustri personaggi che parteciparono alla storia di Goito (Sordello, Poma Visconti, Painelli, Guglielmo Gonzaga, Vittorino da Feltro, Don Enrico Tazzoli), si ammira un mosaico riproducente l'immagine della "Madonna della Salute".
Le due porte laterali d'ingresso e, sul lato sinistro all'altezza del presbiterio, il campanile e la sagrestia completano la vista dell'edificio.
All'interno si può ammirare la grande tela di Giuseppe Bazzani "Consegna delle chiavi a San Pietro" del 1739, la pregevole opera "San Francesco" di Domenico Petti e la piccola tela de "La Natività", attribuita alla scuola del Correggio.
Sempre di stile bazzaniano sono le quindici piccole tele con i "Misteri del Rosario", racchiuse in fastosi decori lignei intagliati, della prima metà del '700.
Il "Crocefisso tra i Santi" (1769) è invece opera dell'artista Giovanni Ghirlandini.

Significative sono le opere "San Francesco che riceve il viatico" e il "Miracolo Eucaristico", opera, quest'ultima, di Francesco Borgani.
Presente anche il seicentesco veneziano Domenico Celesti con "La Croce portata in trionfo dagli Angeli", l'opera di Giovanni Cadiali "La Pala di S. Antonio Abate", posta sul fondale dell'altare e nell'abside il "Cristo che appare a S. Margherita Maria Alacoque".
Nell'arredo inoltre si possono ammirare le opere di scultura del casteldariese Giuseppe Menozzi (due grandi candelabri in bronzo con scene della vita di Sordello e Virgilio, pannelli bronzei dell'altare raffiguranti "L'Ultima Cena", "II Battesimo di Cristo" e "L'Annunciazione", il grande bronzo di "Cristo Crocefisso", dietro il tabernacolo, il Battistero con fonte battesimale, il coro seicentesco proveniente dall'Eremo della Fontana e il ricchissimo pulpito.
CHIESA DI VASTO DEDICATA A SAN BARTOLOMEO APOSTOLO
La chiesa parrocchiale di Vasto è intitolata a "San Bartolomeo Apostolo".
Edificata dall'architetto Giovanni Maria Borsotti a partire dal 1720, fu portata a termine nell'arco di circa nove anni.
Tradizionale struttura centrale con il campanile e la sagrestia ai suoi lati, si trova a ridosso della Frazione in zona rurale con il recente Oratorio che lo fronteggia.
La facciata in lesene è separata da un cornicione con la porta principale e due nicchie laterali alla base, mentre nella parte alta nel mezzo c'è un'apertura a bifora.
Costituita da una navata centrale con due piccole cappelle ai lati e tradizionale presbiterio con coro semicircolare.
Il decoratore Giacomo Galli ha realizzato i ricchi stucchi interni, così come l'altare laterale della cappella dei "SS. Giovanni e Brunone".
In nicchie ricavate a mezz'aria si possono ammirare le statue di "S. Agostino" – "S. Bruno" - "S. Antonio da Padova" - "S. Gerolamo" e "S. Gregorio".
La balaustra che divide la navata dal presbiterio proviene dal Santuario delle Grazie.
Stupendo l'altare maggiore in marmo policromo del '700.
CHIESA DI CERLONGO DEDICATA A SAN GIORGIO MARTIRE
La chiesa parrocchiale di Cerlongo intitolata a "San Giorgio martire" è stata costruita a partire dall'anno 1723 su una precedente molto più antica.
Di struttura molto semplice, esternamente è accompagnata da un filiforme campanile, di fattura contemporanea (1952).
La facciata, di schema palladiano, presenta la porta d'ingresso centrale posta tra quattro semicolonne che poggiano su un basamento, sormontate da capitello ionico.
Internamente si può ammirare l'unica navata con ai lati, due cappelle, il presbiterio e l'abside.
Le profilature della volta convergono verso due ovali con dipinti recenti dei "SS. Pietro e Paolo"; quattro le finestre, ognuna posta sopra una cappella laterale.
Vi è inoltre una cappella dedicata a "San Giuseppe" che ospita un'opera di scuola veronese del 1700, attribuita a Gianbettino Cignarolo "La morte di San Giuseppe".
Una seconda cappella dedicata a "S.Antonio da Padova", custodisce la "Pala di Sant'Antonio", risalente alla prima metà del 1800.
Diverse le tele di autori ignoti: "S.Angelo con Tobia" (1750), "Vergine con il Bambino tra le braccia" (1700), la "Fede", "Le Stimmate di San Francesco" e "San Francesco in adorazione del Crocefisso" mentre quattro piccoli quadri provenienti dalla Chiesetta dell'Angelo Custode, raffiguranti gli Evangelisti, sono attribuibili alla scuola bazzaniana.
Frontalmente si nota un dipinto del vicentino Bartolomeo Dall'Acqua raffigurante "La Samaritana al pozzo con Cristo", autore anche della tela ovale "San Giorgio e il Drago", custodita nell'abside; ai lati, due tele ad olio attribuite a Giuseppe Bazzani e alla sua scuola raffigurano i "SS. Paolo e Pietro" e, posto alla sinistra del presbiterio, il dipinto "I Discepoli di Emmaus".
La terza cappella, dedicata a "Maria Vergine", ospita una statua in gesso della Madonna mentre nella quarta, dedicata a "San Luigi", si trova la "Pala della Vergine con San Luigi", databile al secolo diciottesimo.
CHIESA DI SOLAROLO DEDICATA A SANTA MARGHERITA VERGINE E MARTIRE
La chiesa parrocchiale di Solarolo è intitolata a "Santa Margherita Vergine e Martire", fu costruita su progetto dell'arch. Giovanni Battista Marconi, nell'arco di sei mesi, nel 1817 (dal 13 aprile al 01 novembre).
L'edificio, di gusto neoclassico, presenta la facciata ricoperta in marmo, la porta centrale d'ingresso sormontata da una lapide a ricordo del periodo di costruzione, le due porte laterali e il campanile posto sulla destra.
All'interno una sola navata, tre cappelle, il presbiterio con due cappelline e l'abside semicircolare, il battistero e la fonte battesimale, un'acquasantiera in marmo bianco.
La cappella, dedicata alla "Madonna del Rosario", accoglie una statua in gesso e il tabernacolo disegnato da Giovanni Battista Vergani in marmo bianco con specchiature rosse.
L'altra cappella è dedicata a "Sant'Antonio"; una terza cappella è dedicata al "Sacro Cuore di Gesù", e anch'essa ospita una statua in gesso.
Diversi i quadri di autori ignoti: "La Vergine col Bambino Gesù e i quattro Santi" (S. Luigi Gonzaga, S. Antonio da Padova, S. Domenico, S. Margherita) databile alla fine del 1700, la "Madonna del Rosario" su una nube con i SS. Margherita e Domenico in adorazione, databile al 1600, "Madonna Assunta" databile al '600, "Mater Misericordiae" del diciottesimo secolo.
CHIESA DI MASSIMBONA DEDICATA A SAN PIETRO IN VINCOLI
Al centro del borgo di Massimbona sorge una piccola chiesa intitolata a "S. Pietro in Vincoli". Ciò costituisce un'ulteriore testimonianza dell'antichità del luogo.
Nulla è stato tramandato a proposito della chiesa in questione, a differenza di altri edifici religiosi della zona, come la parrocchiale costruita nella fortezza di Goito ed il convento dei monaci benedettini con chiesa dedicata a "S. Martino".
Non esiste una data precisa di fondazione della chiesa, per cui unica possibilità è quella di suggerire ipotesi in base ai documenti presenti nell'Archivio di Stato e nell'Archivio Storico Diocesano di Mantova. Le caratteristiche che l'edificio presenta rientrano nella tipologia della chiesa campestre (navata unica, piccole dimensioni, facciata a capanna) tipica di molte chiese della campagna dell'Alto Mantovano edificate intorno all'XI – XII secolo.
E' da ritenere valida l'ipotesi di una fondazione benedettina dell'oratorio legata all'avvento di monaci provenienti dal monastero di "S. Genesio" di Brescello, a sua volta dipendente da quello di S. Benedetto di Polirone, a cui la contessa Matilde di Canossa aveva concesso nel 1099 il territorio di Goito e le zone limitrofe.
Assai arduo è poter dire quale fosse la struttura originaria della chiesa, vista la scarsità di documenti che la riguardano direttamente e i vari cambiamenti, spesso non testimoniati per iscritto, che essa ha subito nei secoli.
Si può supporre che in origine presentasse una semplice pianta rettangolare con un unico altare centrale ed un presbiterio piuttosto ampio. Del resto già nella prima metà del '500 è ricordata come chiesa campestre e come tale doveva avere una struttura piuttosto scarna e semplice, utile ai pochi abitanti del borgo ed ai passanti della via Postumia.
In essa non vi fu nel corso dei secoli vivace attività ecclesiastica, per cui l'edificio fu un po' abbandonato a se stesso, tant'è che ogni visita pastorale riporta la necessità di riparazioni, abbellimenti, aggiunte.
Ogni volta emergeva il rischio che essa venisse abbattuta e sostituita da altri edifici: addirittura si legge in una visita pastorale del 1556 che, in dato anno, fu allontanato il sacerdote da Massimbona per l'impossibilità di dare a questi una remunerazione.
La presenza di un unico altare è testimoniata in alcune visite pastorali in cui si parla di esso e dei cambiamenti apportatigli.
Nel 1575 infatti esisteva un altar maggiore che necessitava di una risistemazione, visto che era venuta meno la copertura del tetto sopra di esso, e di un abbellimento: venne quindi ordinata la realizzazione di una pala rappresentante "S. Pietro crocifisso" da collocare sopra l'altare.
Riferimenti all'altare sono presenti anche in una visita pastorale del 1674 in cui si parla della necessità di inserire due grandi manici ai lati della pala e di fare un baldacchino da porre sopra l'altare.
E' però nella prima metà del '700 che esso subisce una modifica radicale, quando in occasione dell'Anno Santo 1725, il vescovo mons. Guidi di Bagno attua un ampio restauro testimoniato dall'incisione, presente sul fronte principale esterno della chiesa, sopra la finestra all'interno dell'architrave, durante il quale inserisce un nuovo altare, che è poi l'attuale, il cui disegno originale è conservato in Archivio di Stato.
L'importanza che la chiesa assume nel corso del 1800 come punto di riferimento per i fedeli della zona, grazie anche agli abbellimenti realizzati nel '700 ad opera dei Cavriani, è testimoniata dalla sistemazione della strada che collega il borgo di Villabona alla chiesa di Massimbona nel 1853. Tale lavoro rientra in una serie di opere pubbliche attuate per migliorare le condizioni del popolo.
Una successiva carta del 1834 mette in evidenza l'aggiunta di un corpo laterale e la presenza di due altari minori. (Questi ultimi sarebbero stati demoliti durante il secondo conflitto mondiale, precisamente nel 1941 e, secondo testimonianze orali, eliminati del tutto nel 1958 quando la chiesa assunse la conformazione attuale.)
Cambiamenti radicali subì poi l'edificio nel XX secolo quando nel 1941, oltre all'abbattimento dei due altari, venne chiusa la porta del campanile e del casante, furono otturate due nicchie, i muri vennero intonacati, vennero fatti due tratti di pavimento e aggiunte due mensole.
La piccola chiesa campestre, di proprietà della Parrocchia di Goito, si presenta di modeste dimensioni, mt. 14 x 18, dotata di un basso campanile con un motivo a cuspide in cotto consolidato e quattro monofore sui lati. In esso è presente una campana tutt'ora funzionante, istoriata da stemmi gentilizi e riportante l'iscrizione: Petrus et Franciscus filius vernaculi Cavadini (Pietro e il figlio Francesco abitanti di Cavaion). Tale scritta lascia supporre che probabilmente avessero soggiornato qui Signori provenienti dal territorio veronese.
L'edificio, interamente in sassi e cotto, consiste in una semplice struttura a capanna con un timpano al cui centro è inserita una finestra rettangolare. Quest'ultima, insieme ad altre due aperture non originali, dà luce all'ambiente.
Le pareti esterne presentano, dopo il restauro del 2000, una base di intonaco in grassello, calce idraulica e sabbia locale non lavata con coloritura superficiale di silicati di tonalità gialla; affiorano sulla parete di destra, in prossimità della finestra, stralci di affreschi e, al di sopra di essi, parti sporgenti in ferro brunito.
Il tetto è caratterizzato da un manto di copertura in coppi di recupero, mentre il portone d'ingresso è di legno di rovere cerato e sopra di esso è presente lo stemma in cotto murato dei conti Cavriani, antichi proprietari della chiesa.
L'interno è ad aula, costituito cioè da un'unica navata rettangolare, terminante con un presbiterio allungato e ristretto culminante in un unico altare.
Le pareti interne presentano una struttura a palinsesto caratterizzata da dipinti di epoche diverse che si sovrappongono gli uni agli altri, mentre le decorazioni della zona presbiterale mostrano una situazione più chiara e di facile studio.
Il pavimento è costituito da mattonelle in cotto che hanno sostituito quello in cemento realizzato nel 1958, ultimo intervento eseguito, al posto del precedente in cotto mantovano.
La copertura interna del soffitto è data da una serie di capriate intervallate da travi di ripartizione, esse furono realizzate, con molta probabilità, negli anni '40 del 1900, periodo in cui furono eseguiti anche altri interventi.
CHIESA DI SAN LORENZO DEDICATA A SAN LORENZO
La chiesa campestre di San Lorenzo databile prima del 1500 si trova nella piccola località omonima in ambiente prettamente rurale.
Possiede una fisionomia architettonica tipica delle piccole pievi con struttura in cotto, porta centrale con soprastante rosone a due finestre con inferriate ai rispettivi lati.
CHIESETTA PRIVATA DI MUSSOLINA DEDICATA A SAN CARLO BORROMEO
La chiesetta è di proprietà della Famiglia Galtrucco si trova in Corte Mussolina in località Sacca di Goito.
L'edificio di struttura tradizionale in cotto intonacato presenta una porta d'ingresso con soprastante tettoietta a riparo e due finestre sulla parete libera, essendo la chiesetta adiacente alla casa padronale sull'altro lato. All'interno funge da altare un'antica pala del '700 raffigurante la "SS. Trinità" e "San Carlo".
CHIESA DI SACCA DEDICATA ALLA BEATA VERGINE MARIA
La chiesa di Sacca era stata edificata intorno al 1967 dalla Famiglia Galtrucco (ricchi proprietari terrieri) e successivamente donata alla popolazione locale.
CHIESA DI MAGLIO DEDICATA A SANTA RITA DA CASCIA
La chiesa di Maglio realizzata intorno al 1950 è intitolata a S. Rita e voluta fortemente dall'allora priore mons. Giulio Ghidoni.
Costruita dalla Famiglia Marenghi su area donata alla Parrocchia dalla Famiglia Moschini.
All'interno dipinti raffiguranti la Sacra Famiglia e la morte di San Giuseppe.
CHIESETTA DEDICATA ALL'ANGELO CUSTODE
La chiesa dell'Angelo Custode è stata costruita all'incirca nel 1750 su volere dell'allora priore Don Antonio Reggiani.
La piccola chiesa ha, secondo la devozione popolare, la funzione d'invocare la protezione per uomini ed animali da una delle frequenti pestilenze che colpivano a quell'epoca il mantovano, ma anche per far riflettere che: ogni uomo è aiutato a vivere il pieno compimento del piano divino, nel proprio giusto cammino esistenziale, oltre che dalla grazia, dall'intelletto e dalla libera volontà nell'agire, anche dal proprio "angelo custode".
CHIESA DI TORRE DELLA DIVINA MISERICORDIA

EX ORATORIO DI CORTE BARDELLONA DEDICATA A SAN CARLO BORROMEO
La chiesetta privata intitolata a "San Carlo Borromeo" è stata costruita all'incirca nel 1750 a ridosso della bellissima Villa/Corte Bardellona, lungo la Strada Torre che conduce a Pozzolo.
La proprietà delle Famiglie Nuvolari- Moschini hanno ristrutturato negli anni '80 la chiesetta contemporaneamente all'intera struttura principale.
La chiesetta che sia dedicata a "S. Carlo Borromeo" lo si deve al fatto che è considerato protettore dei frutteti di mele, che al tempo era la principale coltivazione locale.
EX ORATORIO DI CORTE BELLACQUA DEDICATA A SAN PIO V°
La chiesetta privata intitolata a "San Pio V°" è stata costruita all'incirca nel 1650 all'interno della Corte Bellacqua lungo la Strada Bellacqua che unisce la frazione di Sacca a Rivalta sul Mincio.
La piccola chiesetta che era in grave stato d'abbandono e apparteneva alla Famiglia Galtrucco, è stata totalmente ristrutturata e ora destinata ad uso privato diverso.
CAPPELLA VOTIVA IN LOCALITA' CROCE DEL GALLO – STRADA MARENGO - GOITO
La cappella votiva in località Croce del Gallo a lato della Strada Marengo all'intersezione con la Strada Massimbona risulta realizzata intono al 1936 e successivamente, a più fasi, restaurata ed è una piccola costruzione che, riproducendo in scala assai minore le caratteristiche di un edificio di normali proporzioni, è destinata a tabernacolo, nicchia, pilone votivo e reliquario.
Per la sua costruzione si è preso spunto dalle prime edicole che erano state fatte costruire a Roma, sul Campidoglio, ad opera del Re Tarquinio, e dedicate a Giove, a Giunone e a Minerva.
L'edicola votiva di Croce del Gallo è dedicata alla Madonna, infatti il culto più frequente, come è noto, è nel mese di Maggio, perché ogni giorno all'imbrunire, si tiene una funzione religiosa in nome di Maria Vergine.
Maggio è il mese mariano per antonomasia, perché dedicato al culto di Maria di Nazareth, madre di Gesù.
La cappella a lato della strada reca una nota pittoresca con la vivace decorazione interna e la lucerna votiva e funge da riflessione per il visitatore, che può soffermarsi nel piccolo antistante portichetto coperto.
Attualmente si notano edicole votive di vario genere sorgenti agli incroci delle strade e sui prospetti delle abitazioni ed edicole senza una destinazione precisa, semplici simulacri di più grandi templi costruiti per adempiere ad un voto. Questo fenomeno ebbe la sua massima diffusione a partire dal Rinascimento e continuò nei periodi successivi. Numerose incominciarono ad essere le Edicole contenenti immagini sacre, sparse sulle facciate e specialmente sugli spigoli delle case e dei palazzi, ai quali recano una nota pittoresca con la vivace decorazione e la lucerna votiva.
Il culto, come è noto, è più frequente nel mese di Maggio, perché ogni giorno si tiene una funzione religiosa in nome di Maria Vergine. Maggio: mese mariano per antonomasia, perchè dedicato al culto di Maria di Nazareth, madre di Gesù.
Mi sembra giusto che i giovani sappiano e conoscano la forte devozione e il particolare culto dei Tricasini verso Maria anche attraverso le Edicole votive edificate in Suo onore o dedicate e consacrate alla Mamma di Gesù, giovane donna innocente e virtuosa, di grande modestia e comprensione, di pura e delicata bellezza, come sono abituato ad immaginarLa ed a raffigurarLa sin da quando ero bambino, grazie a mia Madre che aveva per Maria una profonda ed illimitata venerazione.
CAPITELLO IN FRAZIONE SACCA ALL'INTERSEZIONE CON STRADA BELLACQUA
I motivi per cui esiste un capitello a Sacca all'intersezione con Strada Bellacqua possono essere diversi, ma probabilmente i motivi principali sono la richiesta di protezione e di soccorso oppure di grazia ricevuta.
A memoria d'uomo il capitello di Sacca venne costruito come una preghiera per ottenere guarigione e per allontanare la peste e tante paure, infatti al suo interno si può scorgere la Madonna – Maria, colei che per eccellenza soccorre, aiuta a vivere e a sopportare.
Il capitello di Sacca è rappresentativo dell'aspetto più singolare del processo di sacralizzazione del suo territorio, cioè la "conquista religiosa dello spazio" da parte dei fedeli.
Il capitello di Sacca è fra quelli più rappresentativi di quelli antichi, essendo realizzato all'incrocio di vie, cioè inserito nella rete viaria creata dai romani impostato secondo la disposizione dei cardini e dei decumani.
Il capitello di Sacca è simbolo ed espressione della "vittoria della religione cristiana sul paganesimo" e come attestazione del "carattere sacro del confine".
CORTE CAPANNELLE - LOCALITA' SAN FAUSTINO - SOLAROLO
SANTUARIO DEDICATO ALLA "REGINA DELLA PACE" - ORATORIO PUBBLICO
Tra il 1958 e il 1964 il Sig. Enrico Piva che abitava in una corte agricola in località Faustino (2 Km. da Villa Cappella , 3 Km. da Ceresara , 13 Km. da Goito il Comune di appartenenza) decide, d'accordo con il Parroco di Ceresara, di ampliare i fabbricati della stalla e della casa per ospitare i 2 figli, le loro mogli e i loro bambini.
La costruzione che lo impegna maggiormente e che segna una svolta radicale nella sua vita, è quella della chiesetta dedicata alla "Regina della Pace", che la Curia vescovile di Mantova nel 1966 riconosce come Oratorio pubblico (prima sullo stesso luogo c'era un capitello- vedi foto a lato).Nel 1965 il Sig. Enrico Piva incontra il gruppo dei Volontari della Sofferenza di Monsignor Novarese e si associa; pertanto negli anni a venire, ha la possibilità di essere a diretto contatto con il delicato mondo della sofferenza e dell'isolamento di persone ammalate e anziane.
Con uno spiccato spirito missionario e con una instancabile attività caritativa si fa prossimo ai più poveri, ai bisognosi, alle famiglie in difficoltà.
Con la costruzione della chiesetta e con l'istituzione della festa dell'ammalato, le Capannelle diventeranno una "cattedrale all'aperto", così la definì il Vescovo Egidio Caporello in una delle celebrazioni presiedute in occasione della festa annuale che, da oltre 45 anni, si celebra l'ultima domenica di Agosto.
L'Oratorio pubblico "Le Capannelle" diventano un luogo importante e famoso: migliaia di persone accorrono attratte da niente di miracoloso nè da personaggi carismatici, richiamate solo dalla semplicità, dalla povertà e dall'essenzialità.
L'annuale "Festa dell'Ammalato" si ripete annualmente e puntualmente, anche in ricordo di Enrico Piva, che ci ha lasciati il 25 Marzo 1983 dopo una breve malattia.
La prima "Festa dell'Ammalto" (così adorava chiamare quella giornata Enrico Piva), fu celebrata l'8 Settembre 1967, esattamente un anno dopo la benedizione della chiesetta dedicata alla "Regina della Pace".
Inizialmente si trattava di un semplice raduno di ammalati e anziani invitati e "raccolti" nei paesi vicini.
Anno dopo anno la "festa" è diventato un fatto che interessa tutta la diocesi e non solo.
A Capannelle si radunano centinaia di persone, tutti attirati da un clima che lascia trasparire la grazia di Dio.
La giornata aveva preso così tanta importanza da indurre la Curia di Mantova a chiedere ed ottenere l'anticipazione della data, dalla prima domenica di Settembre, all'ultima domenica di Agosto, per non entrare in concorrenza con l'incontro degli ammalati che da anni la diocesi celebra al Santuario della Madonna delle Grazie.
Ora la "festa" è gestita dal Centro dei Volontari della Sofferenza che fanno di questa giornata l'inizio delle attività dell'anno pastorale.
CAPITELLO DEDICATO A S. ANTONIO IN STRADA CA' BIANCA-SOLAROLO
Il capitello situato in Strada Cà Bianca nella Frazione di Solarolo è posizionato sul retro della Villa "Sagramoso" in uno slargo sterrato, dove il pellegrino o credente può soffermarsi per una preghiera o semplicemente per osservare l'immagine del santo al suo interno. Il capitello originariamente era situato dove ora sorge una zona residenziale sempre in Strada Cà Bianca, dopo la chiesa e l'oratorio parrocchiale ed è stato spostato nell'attuale luogo per ragioni costruttive, ma nell'assoluto rispetto di ciò che rappresenta.







